Un appuntamento di festa con il quale si chiude un ciclo e ne incomincia uno nuovo. La Vigilia dell’Epifania è dedicata alla Nott de Bisò, manifestazione conclusiva del Niballo – Palio di Faenza, che ogni anno richiama in città migliaia di partecipanti.

Allo scoccare della mezzanotte del 5 gennaio, il Niballo, grande fantoccio raffigurante Annibale – rappresentato nell’immagine di un guerriero saraceno che simboleggia le avversità – viene bruciato in un enorme falò nel centro dei corsi di Faenza. Il fantoccio, vestito coi colori del rione vincitore del Palio di giugno, giunge nella piazza del Popolo, secondo un’antica tradizione, su un carro trainato da buoi. Il Rione vincente del Palio dell’estate ha il diritto di bruciarlo. La festa ha il suo apice nel momento in cui il rappresentante del Rione, vestito con tradizionale costume cinquecentesco, dà fuoco al Niballo.

Nell’attesa di questo momento culminante, i partecipanti possono bere il bisò (il caratteristico vin brulè) negli eleganti gotti, le ciotole di ceramica faentina. Il gotto realizzato per la Nott de Bisò è uno degli elementi fondamentali: diverso ogni anno, è valorizzato con il simbolo dei cinque Rioni e quello della città.L’arte e la tradizione, racchiusi in un servizio di sei pezzi decorati con gli stemmi dei cinque Rioni più quello comunale e con un capiente boccale, rappresentano un bel ricordo di questa magnifica notte.

La festa inizia già nel primo pomeriggio con l’apertura di ricchi stand gastronomici gestiti dai cinque Rioni di Faenza dove sarà possibile gustare cibi tipici romagnoli e altre prelibatezze. Durante questa lunga manifestazione, non mancano mai musica, balli e tanta allegria.

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I gotti ad uccelletto

Il filone popolare che caratterizza la ceramica italiana dell’Ottocento sviluppa esiti peculiari nei motivi decorativi faentini. Oltre alla fortunata e tipica decorazione a “foglia di vite blu” e il tema a “fiorato”, si afferma la vivacità espressiva del motivo “ad uccelletto”.
Al centro di stoviglie per la tavola risalta la figura stilizzata di un uccellino con il becco rivolto verso l’alto o verso il basso, decorato con fresche e veloci pennellate di colore.
Attorno all’elemento centrale si sviluppa sovente un motivo corrente di rametti a tre foglie, che richiamano le neoclassiche produzioni settecentesche “alla foglia di vite”, o in alternativa, un ornato a merletto realizzato con la svelta e pratica tecnica “a spugnetta”. L’ampia produzione di servizi da tavola dell’epoca è attestata dalle numerose fogge ancora oggi conservate al Museo Internazionale delle Ceramiche, tra le quali si segnalano due piccoli piatti piani, forse usati come sottobottiglia, una coppia di boccali e un’ampia ciotola a “insalatiera”.