I ragazzi dei Rioni alla radio: il nuovo format di Radio Rcb

Si consolida anche per questa edizione del Palio del Niballo la collaborazione fra il Comune di Faenza e Radio Cose Belle. Come di consueto, racconteremo in diretta dal campo di gara dello stadio Bruno Neri una delle giostre medioevali più affascinanti del nostro paese, avvalendoci della consulenza tecnica di esperti cavalieri del Palio e descrivendo inoltre le fasi che precedono la sfida.

Un’occasione di festa, quella del Palio, in cui la nuova Radio Cose Belle (RCB) si presenta al suo pubblico e ai suoi radioascoltatori con una veste completamente rinnovata. Animata nella sua programmazione da figure di elevato spessore professionale provenienti dal mondo del giornalismo, dello spettacolo, della televisione e del cinema, si avvale ora di un palinsesto che, attraverso l’alternarsi in diretta di format originali e accattivanti, legati alla tradizione italiana, ai territori, alla cultura, fa di Radio Cose Belle, l’emittente radiofonica della gente, della musica e dell’informazione. Numerose le edizioni del radiogiornale, in costante aggiornamento, per offrire un’informazione attenta, attraverso una redazione giornalistica rispettosa della linea editoriale scelta, incentrata soprattutto a combattere le fake news, vera piaga del comparto giornalistico.

La programmazione di Radio delle Cose Belle si propone di continuare a sviluppare format che prevedano live sul territorio e l’incontro diretto con il proprio pubblico, per una radio sempre più al passo con i tempi. Per questo, in occasione del prossimo Palio del Niballo, debutterà il format creato per l’occasione denominato “I ragazzi dei Rioni alla Radio”. Nel corso della diretta del Palio, Radio Cose Belle, la radio ufficiale dell’evento, darà voce proprio ai ragazzi che, attraverso i loro interventi, diventeranno anch’essi protagonisti, raccontando ciascuno la peculiarità del proprio rione di appartenenza, unitamente a curiosità, aneddoti e storie inedite.

I giornalisti e gli speaker di Radio Cose Belle accompagneranno i giovani “reporter” in queste performance”, a cui, a fine evento, nel corso delle varie premiazioni verrà dato un originale riconoscimento da parte del sindaco di Faenza e dal direttore di testata di Radio Cose Belle, Giorgio Menna.

Da lunedì 27 maggio le prove dei cavalieri della Bigorda d’Oro

bigorda

Nel mondo rionale e in tutta la città cresce l’attesa per le manifestazioni del Niballo, Palio di Faenza 2019. Sabato 8 giugno si disputerà la prima delle due giostre, la 23^ edizione della Bigorda d’Oro, programmata, come è ormai consuetudine da anni, in notturna, con ritrovo del corteo storico alle ore 19 in piazza del Popolo.

Lunedì 27 maggio, dalle ore 21 alle 23, nel campo di gara, lo stadio “Bruno Neri”, iniziano le prove dei cavalieri che correranno la giostra. Dopo la prima serata di prove libere, mercoledì 29 maggio, alle ore 21.30, sono programmate le prove ufficiali, mentre l’ultimo turno delle prove libere è previsto venerdì 31 maggio. In caso di maltempo e conseguente rinvio di una di queste tre serate, si terrà una sessione di recupero lunedì 3 giugno.

Il 2 giugno il Torneo dei Giovanissimi alfieri bandieranti e musici U15

Domenica 2 giugno, in piazza del Popolo, con inizio alle ore 16, si disputerà invece il torneo dei giovanissimi alfieri bandieranti e musici (under 15). In serata, alle ore 21, il programma proporrà anche il giuramento dei cavalieri che disputeranno la giostra della Bigorda e, a seguire, la gara delle bandiere nella specialità della coppia. Questi i cinque cavalieri scelti dai rioni per la giostra della Bigorda d’Oro dell’8 giugno: Tommaso Suadoni (Borgo Durbecco), Manuel Timoncini (rione Giallo), Daniele Maretti (rione Nero), Matteo Gianelli (rione Rosso) e Luca Paterni (rione Verde).

Niballo, i Rioni hanno scelto i cavalli per le due giostre

Lunedì 20 e martedì 21 maggio scorsi si sono svolte al Centro Civico Rioni le prime visite veterinarie sui cavalli che i Rioni faentini hanno presentato per la partecipazione alle due giostre del Niballo Palio di Faenza 2019. Le visite sono state effettuate dalla Commissione sanitaria del Niballo Palio di Faenza, composta da rappresentanti del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna e dell’Ausl della Romagna – ambito di Ravenna, e presieduta dal prof. Alessandro Spadari, docente di Clinica Chirurgica e Ortopedica Veterinaria, nonchè componente del corso integrato di Patologia e Clinica medica e Chirurgia del cavallo presso l’Università di Bologna.

In tutto 23 cavalli su 24 hanno ottenuto l’idoneità a correre

I Rioni hanno presentato alla Commissione un numero totale di 24 cavalli e di essi ben 23 hanno ottenuto l’idoneità alle gare, con una percentuale di cavalli ammessi alle competizioni pari al 98,80%, a dimostrazione dell’ottimo lavoro che le scuderie rionali stanno svolgendo nella selezione e cura dei loro cavalli, nella primaria attenzione alla salvaguardia e garanzia del benessere animale.

Poiché alcuni Rioni hanno presentato alle visite cinque cavalli, a norma dell’articolo 45.1 del Regolamento organizzativo, che testualmente recita “Possono essere iscritti alle corse e prove (attualmente la Bigorda e il Niballo), fino a quattro (4) cavalli…”, i Rioni interessati hanno successivamente comunicato la loro scelta per i quattro cavalli da iscrivere alle gare 2019.

Pertanto, in base all’esito delle pre-visite e alla luce delle scelte successivamente effettuate dai Rioni, i cavalli iscritti a partecipare alle manifestazioni del Niballo per l’anno 2019, sono i seguenti:

Borgo Durbecco
Quirino di Chia, Resolza, Lulù di Zambra, Gaggiano

Rione Giallo
Ramona Danzing, Ischia Porto, Nambo King, Passion Fruit

Rione Nero
Tout Reserve, Tabata Taibe, Vega D’Urgalesa, Kelly in Black

Rione Rosso
Usurpatore, Marina Del Forte, Solsbury Hill, Dock of the Bay

Rione Verde
Flower Pass, Guaderian, Pattolina, Salimbeni.

L’artista Daniele Albatici presenta il drappo del Niballo 2019

Mi sono trovato qualche tempo fa di fronte ad un signore che, conoscendomi come insegnante di scultura e come pittore di genere figurativo, mi chiedeva se ero interessato a dipingere il Palio di Faenza, sua città natale, di cui mi spiegò vari aspetti e caratteristiche, sia del Palio che della città che mostrava di amare veramente tanto. Mi spiegò che questa gara tra i rioni, che risale al lontano medioevo, consiste in tornei, o giostre, o gare di coraggio e di abilità, che hanno come presupposto un grande rispetto per gli animali.

Il tutto dedicato a San Pietro, Patrono della città. E ti pare poco! Subito nasce la domanda: come l’hanno raffigurato gli altri bravi artisti che mi hanno preceduto? Come si fa a rispettare un tema, una persona di tale importanza storica standosene sacrificati in un formato lungo e stretto, 73 cm X 253 di altezza? Tanto più che, così come gli altri che mi hanno preceduto, non voglio fare qualcosa di scontato, di banale. Va bene che si tratta di un’insegna, un emblema che andrà in premio al rione primo classificato nel Palio del Niballo, che deve raffigurare i simboli dei rioni e della città, ma deve anche rappresentare ed esprimere quello che sento io in merito alla gara, alla città e al Santo, che non è mica un Santo da poco: è quello che tiene le chiavi del Paradiso, ed è meglio tenerselo buono, che non si sa mai…

Ed ecco un’altra domanda fondamentale: chi è Pietro, o, meglio, Simone detto Pietro? Secondo i Vangeli è un povero pescatore, che Gesù, sulle sponde del mare di Galilea, chiama insieme ad Andrea, suo fratello, dicendo: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. E lo seguono subito, diventando così i suoi primi discepoli. Simone è un uomo passionale, generoso, che non calcola, uno che si butta, con le parole e con i fatti. Nei Vangeli il suo nome è ricordato in continuazione, perché è uomo di azione, uno che mette lingua dappertutto, uno che interviene spesso, uno che qualche volta vuole addirittura insegnare a Gesù cosa deve fare, il primo a riconoscere in Gesù “ il Cristo, il Figlio del Dio Vivente” Mt 16, 15.
Proprio per questa sua frase il Cristo gli attribuisce un merito speciale, con delle parole che sono oggetto di discussione ancora oggi. Gli dice: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt16, 17-20). Lo chiama “cefa”, che in aramaico significa roccia, o pietra: da qui esce il suo nuovo nome Pietro, che sottolinea la sua trasformazione, la sua “promozione di grado”. E’ diventato una specie di primo ministro del Cristo, il suo massimo rappresentante sulla terra (rappresentante, non sostituto).

Non molto tempo dopo, nel corso dell’ultima cena, mentre Gesù profetizza che quella stessa notte tutti i suoi discepoli rimarranno scandalizzati Pietro affermerà orgogliosamente che “Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai!” (Mt 26, 33 e Mc 14, 29). Secondo Luca (22, 31-33) Pietro afferma: “Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte”. Anche Giovanni nel suo Vangelo ricorda che Pietro promette di dare la sua vita per Gesù (Gv 13, 37). E Gesù, in risposta a questa promessa, come riportano tutti e quattro i vangeli, predice che Pietro, prima che il gallo canti, lo tradirà tre volte “In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”.
E difatti, dopo poche ore, nel cortile del sommo sacerdote, mentre Gesù viene interrogato, accusato e minacciato di morte, Pietro dopo che si è scaldato al fuoco, perché faceva freddo, rinnega per tre volte di conoscere Gesù: anzi, secondo Marco e Matteo comincia a imprecare e a giurare di non conoscere quest’uomo. Per tre volte, il numero giusto per rompere un contratto, rinnega di conoscere Gesù. “E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: “prima che il gallo canti, oggi mi tradirai tre volte”. E uscito fuori pianse amaramente.” Lc 22, 60-62.

Ecco che Pietro si rende finalmente conto di aver tradito Gesù, cui poco prima aveva giurato fedeltà. Sente la terra spalancarsi sotto i propri piedi, l’abisso dell’abiura che lo inghiotte.

Gesù. Quello che accetta di morire in croce. Lui che è il Messia, il Figlio di Dio. E nonostante questo si lascia umiliare, fino alla morte più ignominiosa per un essere umano, la morte di croce.
Come sempre Gesù ribalta le nostre credenze, le nostre idee e le nostre certezze. Probabilmente ci si aspettava un riscatto, un trionfo, una vittoria fragorosa e indiscutibile da parte sua. Invece offre la propria morte, dileggiato, abbandonato dai suoi discepoli, tranne Giovanni, la madre Maria e qualche pia donna.

Poi. La risurrezione.
Le donne che scoprono la tomba vuota e vanno ad annunciarlo agli undici. I due discepoli che corrono alla tomba e Giovanni che si ferma sulla soglia per lasciare la precedenza a Simone Pietro.

Ma è sulla sponda del lago di Tiberiade che Simone Pietro capisce di essere stato perdonato. E’ subito dopo la “pesca miracolosa”, dopo che hanno mangiato del pesce e del pane che il Signore ha offerto loro. Per tre volte Gesù chiede a Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?»… Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio». Gv 12, 15-19.

E’ una vicenda paradossale, difficile da capire. Un uomo coraggioso ha tradito il suo Re e il suo Dio. Allora forse per capire meglio Pietro dobbiamo rifarci a San Paolo quando spiega, nella prima lettera ai Corinzi:

“Cristo infatti… mi ha mandato a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente… Sta scritto infatti:
Distruggerò la sapienza dei sapienti
e annullerò l’intelligenza degli intelligenti.
E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani… Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio… perché, come sta scritto:
Chi si vanta si vanti nel Signore.” (1 Cor 1, 17-31)

Ecco, dopo queste parole di Paolo possiamo capire meglio la figura di Simone, detto Pietro. Impulsivo, generoso, combattivo, orgoglioso, quasi spaccone… ha dei tratti del carattere che sembrano raffigurare un romagnolo! Eppure diventa un traditore, e così scopriamo che è come noi, con le sue debolezze e le sue vigliaccherie, le sue fanfaronate: salvo pentirsi “amaramente”.
E questo ce lo fa sentire umano e ce lo fa amare nelle sue fragilità.
Non è un supereroe.
E’ un essere umano, proprio come noi.

Ho voluto dipingere la notte di Pietro collocandolo in uno spazio vuoto, quello stesso vuoto che sente dentro di sé, riempito da un albero sui cui rami si alza un gallo a urlare la vergogna e il dolore dell’uomo. Lontano il chiarore dell’alba livida che si leva ad annunciare il giorno terribile della morte di Gesù.

E’ quanto ho cercato di raffigurare nel Palio, non il Pietro della “pesca miracolosa”, non il possessore delle chiavi del Cielo, ma un Pietro dispiaciuto, addolorato, diviso in sé stesso, con un piede rosso perché era stato vicino al fuoco, l’altro freddo come il gelo che gli è penetrato nel cuore, quel gelo che solo il suo Signore potrà riscaldare col suo perdono, perché egli è veramente il Dio della misericordia, quel Dio che sa avvicinarsi alla debolezza dell’uomo abbracciandolo e sollevandolo dalla sua caduta.

Daniele Albatici – 20 maggio 2019

Si alza il sipario sul 63° Palio del Niballo

Un viaggio lungo la storia accompagnati da cavalieri, dame, musici e destrieri: tutto è pronto a Faenza per vivere la magia della 63^ edizione del Niballo Palio di Faenza, rievocazione storica che ogni anno, per tutto il mese di giugno, anima la città con giostre, tornei ed eventi rionali omaggiando il rinascimento Manfredo.
Una manifestazione unica nel suo genere, capace di appassionare giovani, amanti di rievocazioni storiche, tifosi rionali e turisti curiosi di conoscere e vivere “l’esperienza del Niballo”.
Ai classici appuntamenti in programma, che riempiranno i pomeriggi e le serate faentine per tutto il mese di giugno, anche quest’anno si affiancano diverse novità capaci di unire la fedeltà alla tradizione con uno sguardo proiettato al futuro.

Il 7 giugno inaugura la mostra per celebrare 60 anni di Niballo Palio di Faenza

Dal 1959 il Niballo Palio di Faenza rappresenta molto di più di una semplice gara: è il costante rinnovo di una tradizione che affonda le sue radici nella Faenza medievale e rinascimentale e che ancora oggi non smette di emozionare con i suoi colori, le sue musiche, le sue sfide appassionanti. Proprio per rendere omaggio alla storia di questa manifestazione, nell’occasione dell’importante anniversario è stata progettata dalla Deputazione per il Niballo una mostra al Palazzo delle Esposizioni (corso Mazzini, 92) che rappresenterà un itinerario storico dal titolo “Un bersaglio cercato da secoli: 1959, fu l’inizio del Palio del popolo di Faenza”.

Scopo della mostra è quello di ricordare la nascita del Niballo Palio di Faenza e far conoscere al vasto pubblico cosa c’è dietro alle quinte di questo evento unico nel suo genere. Al centro i costumi, le armi e tutti gli accessori che ruotano attorno allo spettacolo della rievocazione dei fasti del passato, nel periodo aureo della signoria Manfreda, realizzati grazie al lavoro silenzioso dei Rioni, frutto del loro passato di volontà e caparbietà; braccio e mente.
La mostra, a cura della Deputazione storica del Niballo, inaugurerà al Palazzo delle Esposizioni venerdì 7 giugno alle ore 18 e rimarrà aperta dal 9 al 26 giugno, con giorni d’apertura dal martedì alla domenica dalle ore 17 alle 20. Per prenotazioni di gruppi e visite guidate contattare 339 4308411.

Il Niballo sui social: torna il contest Instagram #niballoanchio

Anche quest’anno il Niballo sarà attivo sul web e sui social: le notizie e gli approfondimenti legati alla manifestazione saranno disponibili sul sito www.paliodifaenza.it (da quest’anno anche in versione inglese) e la pagina FB @NiballoOfficial.
Torna inoltre il contest Instagram #niballoanchio: l’obiettivo è quello di immortalare entro il 20 giugno con le proprie foto i momenti più significativi del Palio, incluse scena di vita rionale, i supporter e immagini di Faenza legate alla magia del mese del Niballo, utilizzando l’hashtag #niballoanchio19. Per i vincitori il premio consisterà in biglietti per assistere al Palio del 23 giugno 2019: due biglietti verranno attribuiti alla foto che riceverà più consensi dalla community attraverso i “like” degli utenti, e si tratterà perciò di un voto popolare; altri due verranno invece assegnati, come “premio qualità” dalla giuria, alla foto che sarà stata in grado di immortalare più delle altre, con un alto livello qualitativo, lo spirito della manifestazione. Regolamento dettagliato e specifiche su www.paliodifaenza.it.
Confermate inoltre le dirette streaming delle manifestazioni più importanti in calendario, per permettere di poterle seguire da tutto il mondo.

Domenica 23 giugno verrà assegnato il Palio del Niballo

Giostre, gare delle bandiere, settimane rionali ricche di appuntamenti: il programma delle manifestazioni del Niballo resta quello di una consolidata tradizione. Dopo la Donazione dei Ceri che si è svolta in Cattedrale sabato 11 maggio scorso, gli eventi sportivi che vedranno sfidarsi i cinque Rioni di Faenza (Borgo Durbecco, Rione Giallo, Rione Nero, Rione Rosso, Rione Verde) prenderanno il via domenica 2 giugno con il Torneo Giovanissimi Alfieri Bandieranti in piazza del Popolo a partire dalle 16.00, e alle 21.00 si proseguirà con il Giuramento dei cavalieri partecipanti alla Bigorda d’Oro e la gara delle bandiere a coppie.
Sabato 8 giugno il corteo storico della Bigorda d’Oro partirà da piazza del Popolo alle ore 19.00, mentre alle ore 21.00 si darà il via alla giostra allo stadio Bruno Neri.
Sabato 15 giugno il Torneo Alfieri Bandieranti e Musici in piazza del Popolo avrà inizio alle ore 20.30, mentre domenica 16 giugno alle ore 21.00, sempre in piazza, si terrà il Giuramento dei cavalieri del Niballo e, a seguire, la caratteristica gara della Coppia.
Infine, momento clou del mese del Palio è la Giostra del Niballo, il cui corteo storico partirà alle ore 16.00 di domenica 23 giugno da piazza del Popolo per arrivare allo stadio Bruno Neri, dove la sfida tra i cinque cavalieri dei Rioni inizierà alle ore 18.00. Il vincitore conquisterà il drappo realizzato per l’edizione 2018 dall’artista Daniele Albatici.