Basket (e baskin) in scena al rione Nero per la settimana della Bigorda

Prima si gioca e poi… terzo tempo nelle cucine rionali. La settimana della Bigorda al rione Nero (via Della Croce, 14) sarà all’insegna – oltre che della tradizionale cucina romagnola – anche dello sport, con tornei di basket e baskin che animeranno il rione di Porta Ravegnana. In particolare lunedì 5 giugno alle ore 19 si terrà il triangolare di baskin, disciplina in forte crescita nel nostro territorio capace di unire veramente tutti in un campo da gioco: lo sport è infatti ispirato al basket per far giocare assieme persone con disabilità e non.

Per quanto riguarda il torneo di basket, martedì 6 e mercoledì 7 giugno si terranno le fasi eliminatorie (inizio ore 18) mentre venerdì 8 giugno si disputeranno le fasi finali della competizione (sempre alle ore 18).

E dopo le partite… si cena tutti assieme!

Non solo sport: tutte le sere da lunedì 5 a giovedì 8 giugno si potrà cenare all’Hostaria del Pino Nero dove si potrà gustare un’ampia gamma di piatti tra cui: un’ampia varietà di bruschette, primi piatti preparati a mano dalle sfogline di via della Croce, secondi preparati al momento dai “cicciai” e altre prelibatezze. Come da tradizione, la serata di venerdì 9 giugno sarà dedicata alla cena propiziatoria della Bigorda d’Oro: un titolo che il rione di Porta Ravegnana cercherà di difendere dopo il successo dello scorso anno con Matteo Tabanelli.

Per informazioni: 0546 681385.

Motori, ceramica e musica: ecco come il rione Verde si prepara alla Bigorda

Parte lunedì 5 giugno la settimana della Bigorda d’oro e in tutti i rioni fervono i preparativi per le serate che accompagneranno i rionali verso la giostra dei giovani fantini di domenica 10 giugno. In via Cavour 37, sede del Rione Verde, le serate saranno all’insegna della condivisione e del buon cibo, con spettacoli musicali ed intrattenimenti. Vediamo più nel dettaglio il programma degli eventi.

Gli appuntamenti al Rione Verde

Si inizia lunedì 5 giugno con la musica anni 60/70/80 del Trio Italiano: una vera istituzione musicale del panorama faentino.

Martedì 6 giugno sarà invece tempo di motori, con la partecipazione dei team Gresini – Minardi – Scuderia Toro Rosso, presenti sul palco per la serata Faenza terra di motori condotta da Stefano Casadio. Nel corso della stessa serata, al piano superiore, spazio anche ad un’iniziativa per avvicinarsi al mondo dei bambini con l’arte del babywearing: coccolarsi in fasce e supporti ergonomici. Il percorso sarà guidato da Tullia Della Moglie, consulente certificata della Scuola del Portare.

La serata di mercoledì 7 giugno sarà consacrata nuovamente alla musica, quella di “Mio figlio e i suoi amici” con Marco Liverani, Simone Martini, Pedram Livani e Michele Martini. Il repertorio proposto sarà quello rock-blues di grandi classici e brani contemporanei.

Faenza-Faience. La ceramica sarà protagonista nella serata di giovedì 8 giugno, per un appuntamento in collaborazione con l’artista Gino Geminiani. Se volete sperimentare i laboratori di tornio e cottura raku, è la serata che fa per voi. Per concludere, la cena propiziatoria di venerdì 9 giugno, solo su prenotazione al 3357000994 / 0546 681281.

Per la settimana, la cucina propone Spaghetti alla chitarra ai 5 colori e Pizza dal forno a legna. Durante tutte e tre le settimane del Palio, le serate saranno accompagnate nel chiostro interno dalla presenza fissa del Mercato Contadino, in collaborazione con Coldiretti.

Per Info e prenotazioni: 3357000994 / 0546 681281 e per gli aggiornamenti seguite la pagina FB del Rione Verde.

Vivandiere e Priori della Confraternita della Croce: le nuove figure del rione Nero

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Davanti a un folto gruppo di giornalisti, rionali e semplici appassionati, durante la conferenza stampa riguardo all’edizione 2017 del Palio del Niballo, il Rione Nero ha presentato due nuove figure del corteo storico: le vivandiere e i priori della Confraternita della Croce. Continua così il rinnovamento dei costumi della sfilata storica, volto a dare maggiore risalto alle peculiarità del proprio rione. Dopo la presentazione delle figure che il rione di porta Ravegnana metterà nella sfilata del Palio del Niballo 2017, analizziamo dal punto di vista storico questi personaggi.

Le vivandiere

Addetto a “condurre la compara e mantenere l’ordine” è il rotellino (come previsto esplicitamente dal regolamento organizzativo), figura introdotta nel 1988 sul modello del palio di Siena. Da alcuni anni a questa parte si è però avvertita la necessità di introdurre non solo una figura maschile, ma anche una femminile con i medesimi compiti e doveri. Il primo fu il Rione Verde, che nel 2007 presentò la proposta di creare un nuovo costume, coniugando la necessità di dare da bere ai figuranti con boccali e bicchieri di ceramica, anziché in plastica, lungo il corteo. Seguì nel 2011 il Gruppo Municipale. La figura della vivandiera infatti, sebbene non prevista dal regolamento, stando alle disposizioni del maestro di campo ha i medesimi doveri del rotellino, diventando così una figura addetta al controllo dell’ordine del proprio gruppo storico. Ma facciamo un passo indietro, per capire meglio la scelta storica di queste figure.

Il termine compare, nel lessico militare, solo alla fine del Settecento: con la spinta rivoluzionaria francese anche le donne erano chiamate a compiti ausiliari alle armate, poiché tutti gli uomini dovevano imbracciare un moschetto per respingere, a partire dal 1792, la Prima Coalizione. Diversamente, durante il medioevo gli eserciti si muovevano razziando i viveri nei luoghi dove si spostavano, a scapito degli sfortunati contadini del posto.

Tuttavia la necessità di dare maggiore risalto al ruolo della donna all’interno del corteo spinge oggi anche il Rione Nero a dotarsi di questa importante figura. Non è tanto una divisione “di genere”, ma la volontà di arricchire una passeggiata storica con costumi che diano risalto ai ruoli e che siano a loro volta evidenziati dal portamento – ovviamente differente – di un uomo o di una donna.

I priori della Confraternita della Croce

Chi ha ricostruito le vicende dell’Inquisizione faentina ha descritto, assieme al funzionamento del tribunale, tutto quanto stava attorno al “sistema inquisitorio”. A Faenza la prima sede di questo strumento di controllo delle anime fu la chiesa ed il convento di San Francesco: non stupisce infatti che gli ordini mendicanti, come i francescani e soprattutto i domenicani, si fossero fatti portatori di una nuova religiosità, fondata anche sulla repressione delle forme di eterodossia.

Accanto a questi conventi sorsero, in tutta Italia, confraternite e congregazioni laicali, addetti non solo all’ammonimento delle anime in odore di eresia, ma anche vero e proprio braccio armato degli inquisitori, pronti ad intervenire per stroncare chi non si fosse uniformato. È quanto afferma Francesco Lanzoni nel suo classico testo “la Controriforma a Faenza” del 1925, specificando che dal 1475 operava a Faenza una società o congregazione di Santa Croce. Tuttavia l’identità di questa congregazione resta per la città avvolta nel mistero, poiché la sua documentazione durante il periodo manfredo non è pervenuta. Possiamo però azzardare qualche considerazione.

Sappiamo infatti che Faenza, fin dal Duecento, fu un importante centro ereticale: Armanno Pungilupo, cataro ferrarese, racconta di un suo soggiorno a Rimini dove conobbe una donna di Faenza, Mirabella, anch’essa contagiata dalla nuova religione dualistica. Come successe poi per la diffusione del Protestantesimo a Faenza, è facile intuire come proprio la vicinanza ad una delle più grosse realtà catare (la chiesa di Bagnolo San Vito in provincia di Mantova) avesse fatto molti seguaci tra i Faentini. Ma non è tutto.

Erano anche molto diffuse pratiche “stregonesche” volte a propiziare – o a maledire – i propri nemici in tutti gli ambiti della vita. L’uso infatti di filtri o amuleti giunge sino ai giorni nostri, anche se per la città di Faenza è documentato un caso unico di un inquisito per stregoneria. Non una donna – come si potrebbe pensare – ma un uomo, o meglio un sacerdote. Don Domenico Tonini da Limisano (località presso Rocca San Casciano), che svolgeva il proprio ministero in Riolo Terme, fu infatti condotto davanti all’inquisitore generale a Faenza nel giugno del 1526, con l’accusa di fare “filtri” e pratiche stregonesche.

Lo accompagnano altri due inquisiti, Rosso da Brunoro, barbiere, e Filippo Calligari, notaio: questi poterono tornare alle loro case, mentre per don Domenico la condanna fu quella di essere murato vivo dentro la propria casa, e alla sua morte i beni, incamerati dall’Inquisizione, vennero alienati.

Purtroppo non abbiamo tracce di processi precedenti a questa data, ma facciamo attenzione: non si deve pensare che la mancanza di fonti sia sintomatica di una mancanza di eretici. Al contrario, si è calcolato che durante il periodo successivo alla riforma protestante (siamo poco dopo la fine della signoria manfreda) l’1% della popolazione faentina fosse stata sentita dall’inquisitore. Ovviamente questi fenomeni hanno una lenta maturazione, e nascono da più cause tra cui, un sedimentato senso di insofferenza verso la religione cattolica e la ricerca di pratiche alternative.

Fare rivivere dentro al corteo le figure dei priori della Compagnia della Croce significa non solo ricordare una lunga fase di eterodossia, ma dare corpo ad uno degli elementi più significativi della storia medievale e moderna, l’inquisizione.

 

Mattia Randi

per le immagini si ringrazia Giò foto