Gotti 2019

gotti 2020

L’araldica dei Manfredi, signori di Faenza dal 1313 al 1505, è ampiamente sviluppata sul vasellame faentino a partire dalla fine del XIV secolo. In questo periodo infatti si intensifica l’uso di raffigurare su ceramica i blasoni dinastici, per esaltare e magnificare la dignità di un casato o di un suo personaggio.

Lo stemma inquartato della Signoria manfrediana compare per la prima volta su maiolica in un boccale databile alla fine del 1300, proveniente da scavi della città e conservato al Museo Internazionale delle Ceramiche, nel quale è effigiato accanto allo scudo dei Manfredi, il leone rampante della Comunità faentina. Da questo momento sono numerosi i manufatti, specialmente boccali, nei quali primeggia lo stemma della “dulcissima gens manfreda” a testimonianza dell’influenza che la famiglia esercita sulla città.

Tra i principali emblemi personali dei Signori manfrediani si ricordano il “caprone sarcinato” di Astorgio I, al governo di Faenza dal 1377 al 1404, il celebre “astorre” (un raro rapace) di Astorgio II, signore della città dal 1448 al 1468, la palma fiorita di Galeotto Manfredi (figlio di Astorgio II), spesso accompagnata o alternata dal suo “emblema parlante” del galletto e infine l’immagine del “temperino” o salasso, comune a tutto il casato, il cui significato è stato attribuito sia a una discendenza dei Manfredi con un chirurgo, sia sulla capacità della Signoria di “cavar sangue” a chi si opponeva al loro potere.

Nel 1482 si rafforzano i legami politici tra le città di Faenza e Bologna, grazie al matrimonio combinato tra Galeotto Manfredi e Francesca Bentivoglio, figlia di Giovanni II, Signore di Bologna, celebrato da alcune testimonianze ceramiche, su cui campeggiano le armi dell’alleanza matrimoniale con l’araldica bipartita della palma fiorita di Galeotto e la sega o pettine dei Bentivoglio.

Le principali imprese manfrediane sono inoltre fissate indelebilmente nel pavimento della cappella Vaselli, nella Basilica di S. Petronio a Bologna, realizzato da maestranze faentine intorno al 1487. Nell’ambito del pavimento, oltre alla ricca varietà di temi e soggetti di gusto rinascimentale, è esplicita anche la simbologia legata a Bologna e alle sue autorità con la scritta “LIBE(R)TAS”, motto della comunità bolognese e le chiavi decussate, simbolo della Legazione Pontificia di Bologna.

Gotti 2018

gotti-2018

I gotti ad uccelletto

Il filone popolare che caratterizza la ceramica italiana dell’Ottocento sviluppa esiti peculiari nei motivi decorativi faentini. Oltre alla fortunata e tipica decorazione a “foglia di vite blu” e il tema a “fiorato”, si afferma la vivacità espressiva del motivo “ad uccelletto”. Al centro di stoviglie per la tavola risalta la figura stilizzata di un uccellino con il becco rivolto verso l’alto o verso il basso, decorato con fresche e veloci pennellate di colore.Attorno all’elemento centrale si sviluppa sovente un motivo corrente di rametti a tre foglie, che richiamano le neoclassiche produzioni settecentesche “alla foglia di vite”, o in alternativa, un ornato a merletto realizzato con la svelta e pratica tecnica “a spugnetta”. L’ampia produzione di servizi da tavola dell’epoca è attestata dalle numerose fogge ancora oggi conservate al Museo Internazionale delle Ceramiche, tra le quali si segnalano due piccoli piatti piani, forse usati come sottobottiglia, una coppia di boccali e un’ampia ciotola a “insalatiera”.

Foto di anni passati

Photogallery Manifestazione Palio del Niballo 2017

Gotti 2017

La decorazione ottocentesca “a fiorato”, caratterizzata da uno spiccato gusto popolare gradito alla committenza dell’epoca, trova le sue premesse nei delicati motivi floreali settecenteschi.

Ispirate sia dal raffinato tema “alla rosa” in rosso porpora, sia dai policromi fiori di campo della decorazione “a fiorazzo”, diverse botteghe faentine (tra le quali si distinguono la Fabbrica Ancarani e la Fabbrica A. Farina e Figlio) sviluppano uno stile dall’esecuzione svelta e carica di colore, che enfatizza e accentua in grandi bouquet di fiori i motivi del secolo precedente. Le raffinate e naturalistiche tematiche settecentesche vengono rielaborate lasciando il posto a larghe e libere pennellate colme di colore, ottenendo un’ininterrotta fortuna per tutto l’800 e oltre. Abbondanti mazzi di fiori stilizzati, variamente composti da rose, tulipani e rametti fogliati, ornano interi servizi da tavola e vasellame d’uso domestico, trovando, in particolar modo, la loro perfetta collocazione su boccali dall’ampio ventre sferico, forma tra le più popolari nella Romagna dell’Ottocento.