Oggi siamo abituati a vedere i Rioni di Faenza ben delimitati dagli stendardi che sventolano per i corsi nel mese di giugno e nell’angolo destro in basso nelle targhe con i nomi delle strade del centro, ma la divisione non è sempre stata quella attuale. Sin dall’epoca romana con il cardine massimo (attuali corsi Garibaldi e Matteotti) e decumano massimo (via Emilia) Faenza, per ragioni di logistica di viabilità urbana, è stata geograficamente divisa in quattro insulae.  Nell’XI secolo abbiamo riferimenti alle quattro principali porte della città: vengono infatti indicate a est e a ovest, lungo la via Emilia, rispettivamente Porta Pontis e Porta Imolensis, a sud, verso gli Appennini, Porta Montanara. Porta Ravegnana prende questo nome solo tra il XII e il XIV secolo, mentre in un primo momento era probabilmente chiamata Porta Comitis. Non è chiaro infatti se fossero due porte distinte o una porta a cui fu cambiato nome nel tempo.

Nel 1618 il notaio Bernardino Azzurrini affermava: “La città è divisa in quattro quartieri nominati conforme alle porte di ciascuno, cioè il quartiere della porta del Ponte, Ravegnana, Imolese e

La Torre dell’Orologio vista dal loggiato di Palazzo Manfredi (CRAL Banzola – Omero Rossi).

Montanara […]. Le quattro strade principali che partono la città in croce e dividono i quattro quartieri per dritta linea giungono alla piazza maggiore”. Non dimentichiamoci però che,n soprattutto in ambito fiscale, nel Medioevo bisognava far riferimento alle parrocchie, che non corrispondevano esattamente ai Rioni attuali. Con il tempo diverse parrocchie vennero soppresse o inglobate in altre, cambiando la geografia della giurisdizione degli spazi della città. Gli Estimi della città di Faenza della fine del XVI secolo, ma che fanno riferimento al secolo precedente, confermavano questa espressione. La città risultava infatti sì divisa in quattro Quartieri che fanno riferimento alle porte Ponte, Montanara, Imolese e Ravegnana, ma non nel modo in cui siamo abituati a vederle oggi. Le aggregazioni risultavano infatti in corrispondenza alle porte non rispettando necessariamente le strade principali e il Borgo Durbecco era parte del territorio di Porta del Ponte. In una carta dell’Archivio Capitolare del febbraio del 1097 per la prima volta si parla del Borgo con il nome di “sobborgo di Faenza nel poggio di Sant’Antonino”. Nel XIII secolo il Borgo Durbecco, come gli altri sobborghi esistenti, era sicuramente già circoscritto dalle mura della città.

Con l’arrivo dei francesi a Faenza nel 1797 compare per la prima volta il termine Rione

Una divisione diversa e più simile a quella attuale si vede nella cosiddetta Colonia Esperide Faentina, redatta del 1762 dall’Istituto Albriziano e oggi custodita presso la Biblioteca Manfrediana. Se la ripartizione dei Quartieri è quella a croce, i colori non corrispondono alla divisione attuale, che si rifà al blasonario Tassinari. Porta Ponte viene indicata con il colore nero, porta Ravegnana con il colore rosso, porta Imolese con il verde, porta Montanara con il giallo. A questo si aggiunge un nuovo elemento: viene indicato con il colore azzurro il Quartiere Borgo. Dopo l’arrivo dei francesi a Faenza, il 7 febbraio 1797, la Giunta degli Alloggi usa per la prima volta il termine Rione, dividendo la città a croce e facendo partire la numerazione per le abitazioni dalla porta di riferimento.

Per quanto riguarda gli stemmi, nel XIX si è fatto riferimento al Blasonario Tassinari, che disegna e trascrive la descrizione dei quattro Quartieri (Giallo, Nero, Rosso e Verde), aggiungendo: “Nelle solenni comparse, a cui prendesse parte ogni Magistrato, spiegavansi le insegne dei Quartieri, e nel magnifico ingresso di Carlo II Manfredi con la novella sua sposa in Faenza, l’anno 1471, fra i molti stendardi della città e delle castella a lui soggette, quelli eziandio scorgevansi dei Rioni”.

  • Il Gruppo Municipale non ha competenza territoriale e esprime la municipalità della magistratura prima dell’epoca comunale, poi dalla Signoria dei Manfredi. Tassinari nel suo stemmario descrive l’antico gonfalone comunale da cui il Gruppo municipale: “La Città di Faenza alzò ab immemorabili lo scudo d’argento, caricato di un leone rosso, rampante, armato, lampalsato e coronato d’oro; con la coda doppiamente fioccata e in atto di percuotere con la spada d’argento, a due tagli che stringe nella mano diritta. Lo scudo inoltre fu ornato dal Capo di Francia, di azzurro, con cinque fiori di giglio, di oro, divisi da un lambello di sei pendenti di rosso”.
  • Il Rione Giallo o Rione di Porta Ponte: “E d’oro o giallo era lo stendardo di Porta Ponte, con una torre a due ordini di merli, caricati di tre fascie (sic!) di rosso, sopra la prima merlatura”.
  • Il Rione Nero o Rione di Porta Ravegnana: “Quello di Porta Ravegnana era d’argento o bianco, ornato ai lembi di una banda di nero, che formava all’interno de’ semicircoli uniti, caricato di un pino, al naturale e avente in mezzo al tronco un Bisante, moneta d’oro”.
  • Il Rione Rosso o Rione di Porta Imolese: “Il Quartiere di Porta Imolese innalzava lo stendardo di color rosso caricato di un braccio destro, con manica d’argento, che impugna una spada, posta in Palo.
  • Il Rione Verde o Rione di Porta Montanara: “Verde era quello di Porta Montanara, caricato di tre stelle d’oro sovrapposte ad una montagna di tre punte, di argento”.
  • Il Borgo Durbecco (ex Rione Bianco) comprende tutto il Borgo Durbecco ed il territorio a destra del fiume Marzeno e Lamone. Il Borgo Durbecco ha per stemma uno scudo d’argento all’antico ponte romano d’azzurro caricato di due torri merlate alla ghibellina sul fiume al naturale. A differenza degli altri quattro gonfaloni rionali quello del Borgo Durbecco non è presente nello stemmario Tassinari. Lo stemma fu infatti creato e realizzato nel 1959 con l’istituzione a Faenza del Palio moderno.

Chiara Cenni

 

FONTI
AA. VV., Storia di Faenza, dalla preistoria all’anno duemila, Cesena, Il ponte vecchio, 2018
L. Donati, Faenza ripartita: cappelle, quartieri e rioni nella storia, Faenza, Casanova, 2006
A cura di B. Diamanti e A. Ghetti, Niballo, Palio di Faenza, 2006
28.3: Chronica breviora aliaque monumenta Faventina a Bernardino Azzurrinio collecta. 1. Fasc. 1-2, Città di Castello, Lapi, 1905
Blasonario Tassinari
Regolamento generale per il Niballo – Palio di Faenza e manifestazioni collaterali