Borgo Durbecco: alla scoperta della storia del rione attraverso il suo museo

Quando si parla di Borgo Durbecco, si pensa subito al Chiostro della Commenda, luogo affascinate e illuminato dalle fiaccole in notturna, dove si consumano le serate delle settimane del palio tra convivialità e buon cibo. In realtà, al piano superiore della sede rionale è custodito il museo, che conserva in uno spazio raccolto la storia che ruota intorno al rione. Il Borgo Durbecco comprende il territorio di Faenza diviso dal fiume Lamone, denominato Rione Bianco. Per questo motivo nel gonfalone rionale campeggia l’antico ponte turrito che un tempo univa il Borgo, “una piccola città nella città”, al resto di Faenza. Ai quattro angoli del vessillo troviamo anche le porte che si aprivano nella cerchia muraria del Borgo: Porta Casaretta (verso il fiume), Porta Candiana (verso nord), Porta Torretta (verso sud) e Porta delle Chiavi (verso Forlì), l’unica porta medievale ancora presente a Faenza.

Il Museo: una raccolta di cimeli e costumi per un viaggio autentico viaggio nel tempo

Prima di entrare nella sala del museo, è possibile osservare nel corridoio esterno delle teche contenente tutti i gotti creati dai ceramisti faentini per per la Nott de Bisò, sin dalla sua prima edizione. Una collezione ampissima che rende subito l’idea di quanta storia sia racchiusa dietro a quella porta di legno. Al centro della stanza, un’enorme struttura in legno e vetro contiene costumi e accessori che hanno fatto un’epoca. Su una delle pareti è visibile la bandiera della prima edizione del Palio del Niballo del 28 Giugno 1959. In alto appese al soffitto, le bandiere che si sono succedute negli anni. L’ultima, quella attuale utilizzata dagli alfieri e bandieranti, è stata disegnata da Mauro Andrea, amico del rione. Sulle pareti di sinistra ed in quella di fronte i sette Palii vinti compreso quello della prima edizione del 195, con una curiosità: la figura di San Pietro, ci racconta Roberto Patuelli, cicerone del Museo e rionale da sempre, non è sempre stata sempre raffigurata nel palio, ma è stata introdotta solo in seguito, a partire dai primi anni 2000. Accanto ai drappi rossi è visibile quello della Gualdana d’Estate, competizione tra i rioni che veniva corsa in agosto, mentre accanto al primo Palio, le lance in ceramica con la punta dorata rappresentano il premio per la conquista della Bigorda d’Oro. In una teca laterale, sono raccolte le torri vinte negli anni dagli alfieri bandieranti del Borgo, che negli anni si sono particolarmente contraddistinti in questa categoria.

All’interno delle vetrina, tra i costumi, è visibile il mantello originale utilizzato in corteo nel 1959, riportante l’elefante di Annibale. In quell’edizione, vennero chiamati a sfilare cinque carabinieri da Bologna e per loro sfilò con quel mantello proprio il capitano. Dopo alcuni anni e varie vicissitudini, il mantello è tornato nel rione e ora è custodito nella vetrina con grande cura.

 

I costumi storici e l’omaggio ai cavalieri borghigiani

Durante il corteo storico sfilano circa settanta figuranti.  Alcuni degli abiti sono stati utilizzati solo una volta, come quello della dama in color rosa e bianco. Nei primi anni del Niballo, la dama veniva scelta dai rioni in base alla somiglianza con dame rappresentate nei quadri nel passato: ora questa prassi è entrata in disuso, ma ciò non toglie che le dame con la loro bellezza siano tutt’ora un simbolo importante per il rione di appartenenza. Nella vetrina centrale e in una laterale è possibile ammirare l’armatura del cavaliere di San Giovanni e i suoi sergenti in armatura da battaglia: costumi che sfilano sempre nel corteo. Oltre alle aste utilizzate negli anni dagli sbandieratori negli anni Sessanta, le chiarine degli anni Ottanta e il caschetto d’obbligo da cavaliere, la sala mussale accoglie alle sue pareti gli scudi rappresentativi degli stemmi di famiglia dei cavalieri che negli anni hanno corso per il rione. Un omaggio frutto di ricerche non sempre semplici e che dimostrano la devozione per colui che, la quarta domenica di giugno, rappresenta l’onore del rione a sella di un destriero, prima tra le vie della città e poi allo Stadio Bruno Neri.

 

 

La Photogallery del museo rionale:

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