#Niballonelmondo: Gabriele Vergnana, il Niballo nella terra dei canguri

La passione per i motori l’ha portato a viaggiare lontano, fino alla parte opposta del pianeta, in quella che lui stesso definisce «la città più isolata del mondo»: Perth, Australia Occidentale, una metropoli incastonata nei grandi spazi del continente oceanico. Ed è qui, nella lontana terra dei canguri, che vive ormai da tre anni Gabriele Vergnana, faentino classe ’80, che nonostante la lontananza è vicino con la testa e con il cuore a tutti i rionali del Nero. Tra i tanti oggetti portati con sé in ricordo dell’amata Faenza, non poteva mancare anche una bandiera del Rione, capace di sventolare a km e km di distanza. Dopo aver lavorato come capo meccanico per team come Minardi e Toro Rosso, tre anni fa Gabriele è partito per una nuova esperienza lavorativa in Australia, dove vive con la compagna Jennifer. E lo scorso 3 giugno, mentre quella bandiera col Pino marittimo – simbolo di Porta Ravegnana -, sventolava alta in un circuito australiano, un’altra bandiera sventolava in piazza del Popolo: quella di suo figlio Fernando nelle gare under 15 per il Torneo Giovanissimi Alfieri Bandieranti del Palio del Niballo. Due bandiere, un unico cuore.

Gabriele Vergnana, una vita tra i motori: “Se ripenso al successo di Vettel a Monza ho i brividi”

Due le grandi passioni di Gabriele: i motori e il Rione. E la prima si manifesta fin dall’infanzia: dai trattori utilizzati dalla famiglia nei campi, passando per gli scooter fino ad arrivare anni e anni dopo alla progettazione della… monoposto di Vettel, campione del mondo di F1. «La meccanica è da sempre stata una delle mie passioni – spiega Gabriele – i miei genitori erano contadini e io ‘ho fatto pratica’ inizialmente con i trattori di casa. Poi è arrivato il periodo dello scooter, che mi divertivo a montare e smontare». Dopo le scuole medie Gabriele ha studiato per un biennio da guardia forestale ad Arezzo per poi inserirsi nel mondo del lavoro, prima da Ghetti poi nel Minardi team. Ricorda ancora quando ho ricevuto il suo primo badge nell’allora Minardi, il n.82. Da lì è partita una bellissima storia ricca di soddisfazioni e lunga quindici anni, in Minardi come meccanico prima e in Toro Rosso come capo macchina poi. Tante le esperienze da ricordare in questo periodo, alcune da brividi, ai vertici della Formula 1 mondiale, come in quel 14 settembre 2008, una data storica. «Penso per esempio a quando ero capo meccanico a Monza quando Vettel vinse il Gran Premio: ho ancora la pelle d’oca». In seguito arrivano nuove sfide, tra cui una proposta di lavoro da parte di una nuova azienda australiana. «Era un progetto interessante – spiega Gabriele – e sono molto soddisfatto della scelta che ho fatto: nonostante la lontananza da casa faccio un lavoro che amo. Attualmente sono capo meccanico per una scuderia di macchine da corsa che si occupa di driving training, una scuola di pilotaggio. Abbiamo nove monoposto e quattro biposto».

La vita rionale è un’esperienza unica che ti lega tutta la vita

A 13 anni, per la prima volta, Gabriele suona per la prima volta la chiarina insieme agli altri compagni del Rione. Di questo momento ricorda una grande voglia di andare in piazza a suonare, lui ‘piccolo’ in mezzo a tutti quei grandi che guarda con ammirazione. Suonerà tante altre volte con loro, fino a diventare lui stesso un punto di riferimento per altri giovani. Un’esperienza intensa quella all’interno del gruppo storico del Rione Nero. «Ne ho fatto parte come chiarina dal 1993 al 2000, fino quando gli impegni lavorativi me l’hanno permesso. Tutti dovrebbero provare a partecipare alla vita di un Rione, è un’esperienza unica che ti lega per tutta la vita».

Quali sono gli aneddoti che ancora oggi vengono tramandati all’interno del gruppo rionale? «Eravamo ai campionati italiani di Massa, non mi ricordo esattamente l’anno – racconta Gabriele – ci trovavamo con tutti gli altri rioni in un ostello della chiesa e tutti i rioni si stavano preparando alla gara del giorno dopo. Quelli del rione Giallo non avevano abbastanza chiarine e io e un altro ragazzo del Nero, avendo un buon rapporto con loro, abbiamo suonato con quelli del Giallo suonando i loro pezzi. Finito di suonare con loro mi giro verso il nostro capo chiarine e gli dico ‘ma questa chiarina oggi non suona’, indicando il mio strumento. Vado per guardarci e dentro c’erano 200 lire e le chiavi della cassetta dove stava la chiarina: lui ormai mi uccideva, stavo per suonare ai campionati italiani con 200 lire un mazzo di chiavi dentro la chiarina. È stato un momento che ricordiamo tutti con il sorriso nel vecchio gruppo chiarine». Nonostante la lontananza, Gabriele ha portato la sua passione per il Palio in giro per il mondo «Cercavo di seguire il Palio in tutti i modi, anche durante le trasferte di Formula 1: di solito il Palio si svolgeva durante il Gran Premio del Canada e mi tenevo in contatto online con gli altri ragazzi del Nero, mi mandavano i video dallo stadio Bruno Neri». Qual è stata la vittoria più bella in tutti questi anni? «Ricordo con affetto una delle ultime vittorie – risponde Gabriele – molto probabilmente nel 2000. Abbiamo vinto nonostante io abbia steccato completamente l’ultima nota dell’esibizione, poi siamo andati a festeggiare e a bere assieme». Le vittorie, le sconfitte: tutto acquista un senso se a darglielo è un gruppo che crede in te.

“A Perth manca il senso della storia che c’è a Faenza e in Italia in generale”

Isolata – come detto – soleggiata e ventosa: sono questi i primi aggettivi che vengono in mente a Gabriele per descrivere Perth, 2 milioni di abitanti nell’Australia Occidentale e tante differenze, non solo per numero di km e abitanti, con Faenza. «Perth è la città più isolata del mondo: la città più vicina non è nemmeno in Australia, ma è Bali, tanto per intenderci. Inoltre è la prima o seconda città nel mondo per le raffiche di vento». Una metropoli organizzata e multiculturale, considerata tra le più vivibili del mondo, che punta molto a costruirsi un futuro, non avendo dietro di sé una grande storia. Cucina italiana, greca e asiatica si mescolano per le strade della città, creando un mix di culture capace di sprigionare novità e nuove idee. «E’ una città in cui sicuramente si vive bene, davvero attenta alle persone e con un approccio rivolto molto al futuro. Una grande differenza rispetto a Faenza è il senso della storia, che qua è praticamente assente. Questo continente è stato scoperto dagli inglesi negli ultimi secoli, non c’è struttura antica. La cosa più antica di Perth è una prigione inglese: il che è significativo per comprendere la mentalità con cui è stato recepito all’inizio questo territorio. Se a Faenza, e in Italia in generale, c’è un bel mix tra vecchio è nuovo, qui invece esiste solo il futuro».

Ecco allora che, per questa terra lontana, il Niballo rappresenta qualcosa di davvero insolito, in quanto rievocazione storica. «Ho provato diverse volte a spiegare il Palio ai miei amici australiani, ma è impossibile: non lo capiscono. Delle volte ho fatto vedere loro dei video delle gare delle bandiere, ma non riescono a cogliere il loro significato, per loro sono qualcosa di assurdo. Come dicevo prima, manca loro il senso di certe tradizioni: gli australiani sono molto legati al mondo americano, che spesso è più di un semplice stereotipo. La loro mentalità è che tu, da casa, con un cellulare puoi essere ovunque, in contatto con chi vuoi, arrivando a delle situazioni assurde. Pensa che c’è un’App con cui puoi chiamare un servizio di lavaggio per cani che in pochi minuti arriva a casa tua e qui sta spopolando». Al tempo stesso però Gabriele ammira l’organizzazione di quel Paese che sta cercando di costruirsi un’identità propria a partire dai tanti immigrati arrivati, oggi come ieri, in quella terra.

Il Rione: una passione che tiene uniti mondi lontani

Gabriele è un faentino che vive in Australia e da là segue tutte le notizie della propria città d’origine. «Sono legatissimo alla mia terra. Per me, da faentino all’estero, lo streaming delle gare è fondamentale. Ho recentemente seguito la Bigorda sul web: Daniele Maretti (il cavaliere del Nero, ndr) è stato da pelle d’oca. Speriamo adesso in delle grandi Bandiere e in un grande Palio per il Rione Nero». Di generazione in generazione: il figlio di Gabriele ha recentemente partecipato alle gare under 15 degli sbandieratori, facendo sventolare alta quella bandiera capace di sprigionare con la sua storia tante emozioni. «E’ una soddisfazione assoluta e sono contentissimo, anche perché non è scontato trasmettere al proprio figlio una propria passione, sono orgoglioso di lui». Quelle bandiere alte, in piazza del Popolo e a Perth, continueranno ancora a lungo a sventolare, unendo due mondi lontani. Ecco dunque fin dove è arrivato questo personalissimo e  avvincente ‘circuito’ che è partito dalla Faenza per arrivare a Perth. Chissà cosa riserverà la prossima curva: dietro di essa ci sarà però sicuramente una bandiera con disegnato un Pino marittimo pronta a sventolare.

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