Nott de Bisò 2020: ecco i gotti

gotti 2020

L’araldica dei Manfredi, signori di Faenza dal 1313 al 1505, è ampiamente sviluppata sul vasellame faentino a partire dalla fine del XIV secolo. In questo periodo infatti si intensifica l’uso di raffigurare su ceramica i blasoni dinastici, per esaltare e magnificare la dignità di un casato o di un suo personaggio.

Lo stemma inquartato della Signoria manfrediana compare per la prima volta su maiolica in un boccale databile alla fine del 1300, proveniente da scavi della città e conservato al Museo Internazionale delle Ceramiche, nel quale è effigiato accanto allo scudo dei Manfredi, il leone rampante della Comunità faentina. Da questo momento sono numerosi i manufatti, specialmente boccali, nei quali primeggia lo stemma della “dulcissima gens manfreda” a testimonianza dell’influenza che la famiglia esercita sulla città.

Tra i principali emblemi personali dei Signori manfrediani si ricordano il “caprone sarcinato” di Astorgio I, al governo di Faenza dal 1377 al 1404, il celebre “astorre” (un raro rapace) di Astorgio II, signore della città dal 1448 al 1468, la palma fiorita di Galeotto Manfredi (figlio di Astorgio II), spesso accompagnata o alternata dal suo “emblema parlante” del galletto e infine l’immagine del “temperino” o salasso, comune a tutto il casato, il cui significato è stato attribuito sia a una discendenza dei Manfredi con un chirurgo, sia sulla capacità della Signoria di “cavar sangue” a chi si opponeva al loro potere.

Nel 1482 si rafforzano i legami politici tra le città di Faenza e Bologna, grazie al matrimonio combinato tra Galeotto Manfredi e Francesca Bentivoglio, figlia di Giovanni II, Signore di Bologna, celebrato da alcune testimonianze ceramiche, su cui campeggiano le armi dell’alleanza matrimoniale con l’araldica bipartita della palma fiorita di Galeotto e la sega o pettine dei Bentivoglio.

Le principali imprese manfrediane sono inoltre fissate indelebilmente nel pavimento della cappella Vaselli, nella Basilica di S. Petronio a Bologna, realizzato da maestranze faentine intorno al 1487. Nell’ambito del pavimento, oltre alla ricca varietà di temi e soggetti di gusto rinascimentale, è esplicita anche la simbologia legata a Bologna e alle sue autorità con la scritta “LIBE(R)TAS”, motto della comunità bolognese e le chiavi decussate, simbolo della Legazione Pontificia di Bologna.

Recommended Posts

No comment yet, add your voice below!


Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.