Palio del Niballo, al via la prevendita dei biglietti

Sabato 15 e domenica 16 giugno, in occasione delle gare delle bandiere in piazza del Popolo, prenderà il via anche la prevendita dei biglietti della 63^ edizione del Niballo – Palio di Faenza. I biglietti per la giostra del 23 giugno prossimo si possono acquistare presso il botteghino del teatro comunale Masini, in piazza Nenni, sabato e domenica dalle ore 19.30 alle 22.00.

La prevendita proseguirà poi, sempre presso il botteghino del teatro, nelle giornate di martedì 18, giovedì 20 e sabato 22 giugno, dalle ore 17.30 alle 19.

Infine, domenica 23 giugno, giorno della giostra, prevendita presso le biglietterie dello stadio “Bruno Neri”, al mattino dalle 10 alle 12, mentre il pomeriggio le biglietterie dello stadio saranno aperte dalle 15. I biglietti sono inoltre acquistabili on line sul sito Internet: www.vivaticket.it.

Per informazioni rivolgersi al botteghino del teatro Masini (tel. 0546 21306), nei giorni e negli orari sopra indicati, all’Ufficio Palio del Comune di Faenza (tel. 0546 691651/691664), negli orari di ufficio, oppure consultare il sito web: www.paliodifaenza.it.

I prezzi dei biglietti

I prezzi dei vari tagliandi per la giostra del 23 giugno sono i seguenti: tribuna centrale numerata 40 euro; tribune laterali numerate B e C 32 euro; curva e gradinate (posti non numerati) 17 euro; ridotti 15 euro (posti non numerati per soci rionali, adulti oltre 65 anni e ragazzi da 8 a 14 anni). Nei posti non numerati l’ingresso è gratuito fino a 8 anni.

Prove del Niballo: Ravagli c’è, in attesa di vedere Medori e Usurpatore

Giallo vs. Rosso; Daniele Ravagli vs. Valentino Medori: sembra essere ancora questa la sfida principale che caratterizzerà il 63° Palio del Niballo. Archiviata una Bigorda ricca di emozioni (e di errori) si sono svolte mercoledì 12 giugno le prove ufficiali della giostra del Niballo, che ha visto emergere il cavaliere di Porta Ponte, che torna a casa dal torneino con quattro scudi su quattro registrando i tempi migliori su due ‘certezze’ come Nanbo King (12’500) e Ischia Porto (12’446). Qualche piccola apprensione nel riscaldamento per una caduta e leggera distorsione alla caviglia per Ravagli, che non ha comunque pregiudicato la sua prova in pista.

Non scopre ancora le proprie carte invece Valentino Medori: il detentore del Niballo cade su Dock of the Bay nella prima tornata (fortunatamente senza conseguenze) e non corre la seconda serie di prove con il fedelissimo Usurpatore con cui ha già conquistato due Bigorde e due Palii del Niballo. Cristian Cordara di Borgo Durbecco registra tempi che vanno dal 12’933 al 12’622; il giovane del Nero Matteo Tabanelli, già vincitore di una Bigorda, ottiene il miglior tempo sulla pista di sinistra con 12’752; mentre Nicolas Billi del Verde, che per la prima volta correrà il Niballo, appare più in difficoltà non scendendo mai sotto i 13 secondi.

La I serie di prove

Nella prima serie di tornate, le sfide vedono scendere in pista i binomi Nicolas Billi/Pattolina per il Verde; Cristian Cordari/Quirino di Chia per il Borgo; Matteo Tabanelli/Kelly in Black per il Nero; Daniele Ravagli/Nanbo King per il Giallo e Valentino Medori /Dock of the Bay per il Rosso.

A vincere il torneino sono Giallo e Borgo con due scudi a testa, il Verde segue con uno scudo e infine Nero e Rosso terminano senza scudi.

Pista di sx tempo Pista di dx Tempo
1^ tornata Nicolas Billi 13’297 Cristian Cordari 12’632
2^ tornata Cristian Cordari 12’809 Matteo Tabanelli 12’949
3^ tornata Matteo Tabanelli Daniele Ravagli 12’500
4^ tornata Daniele Ravagli 12’625 Valentino Medori 13’352
5^ tornata Valentino Medori Nicolas Billi 14’152

La II serie di prove

La seconda serie di prove vede correre Nicolas Billi/Guaderian; Matteo Tabanelli/Tout Reserve;  Cristian Cordari/Gaggiano; Daniele Ravagli/Ischia Porto.

Il Giallo si conferma vincitore con due scudi su due, a pari merito in questa seconda serie di sfide con i Nero. Il Borgo porta a casa uno scudo, senza scudi rimangono Verde e Rosso, che non ha corso.

Pista di sx tempo Pista di dx Tempo
1^ tornata Nicolas Billi 13’612 Matteo Tabanelli 13’113
2^ tornata Matteo Tabanelli 12’752 Valentino Medori
3^ tornata Valentino Medori Cristian Cordari 12’622
4^ tornata Cristian Cordari 12’933 Daniele Ravagli 12’446
5^ tornata Daniele Ravagli 12’779 Nicolas Billi 13’586

Il commento di Mario Giacomoni

Il Giallo presenta un bellissimo Nanbo King 12’500 a destra e 12’625 a sinistra; poi il suo compare Ischia Porto 12’446 a destra e 12’779 a sinistra. Il tempo dell’ultima a sinistra può sembrarvi un pochino alto, ma va anche detto che il Ravagli era dolorante a una caviglia per una banale caduta in riscaldamento e che appena finite le prove è stato portato al pronto soccorso per un controllino. Il popolo di Porta Ponte “è in ansia” per il suo “cavaliere titolare” ma c’ha due gran buoni cavalli da mettere in campo e fra i quali scegliere. Il Borgo ha messo in pista prima Quirino 12’632 a destra e 12’809 a sinistra; poi Gaggiano 12’622 a destra e 12’933 a sinistra. Cordari, il cavaliere marchigiano, sembra non forzare più di tanto, non ci resta che rivederlo il 23 perché venerdì sarà a Foligno.

Il Nero presenta Kelly in Black giusto per fare scena e il solito Tout Reserve sopra i 13 a destra e 12’752 a sinistra; indecifrabile al momento quanto possa rendere all’atto pratico nella prossima tenzone. Il Verde è veramente nei guai, però non si sa mai, la purosangue Pattolina pensiamo proprio non sia adatta al nostro “gioco”, ma il piccolo Guaderian sta imparando il mestiere e potrebbe stupirci con effetti speciali, chissà. Il Rosso non ha portato Usurpatore, pare si sia strappato un ferro e “ferito ad una suola”, perciò invalidato all’impegno delle prove ufficiali, ma recuperabile per la Giostra; il popolo di Porta Imolese “è in ansia” per il suo “cavallo titolare”… e ne ha tutte le ragioni perché dietro c’è il nulla, lo zero assoluto. Stasera si sono presentati con una cavalla che, riottosa ai limiti della nevrastenia una volta dentro la gabbia, finiva per disarcionare Medori, il cavaliere rosso rischiava veramente di farsi male.

Foto: Tiziana Roversi

Faenza 1477: il popolo protagonista

Ma colui che arriva al principato con il favore popolare, vi si trova solo, e ha intorno o nessuno o pochissimi che non sieno parati a obedire. Oltre a questo, non si può con onestà satisfare a’ grandi e sanza iniuria d’altri, ma sí bene al populo: perché quello del populo è più onesto fine che quello de’ grandi, volendo questi opprimere, e quello non essere oppresso. Preterea, del populo inimico uno principe non si può mai assicurare, per essere troppi; de’ grandi si può assicurare, per essere pochi. El peggio che possa aspettare uno principe dal populo inimico, è lo essere abbandonato da lui; ma da’ grandi, inimici, non solo debbe temere di essere abbandonato, ma etiam che loro li venghino contro; perché, sendo in quelli più vedere e più astuzia, avanzono sempre tempo per salvarsi, e cercono gradi con quelli che sperano che vinca. È necessitato ancora el principe vivere sempre con quello medesimo populo; ma può ben fare sanza quelli medesimi grandi, potendo farne e disfarne ogni dí, e tòrre e dare, a sua posta, reputazione loro.

Queste sono le parole di Niccolò Machiavelli, scritte nel capitolo IX del suo caposaldo “Il Principe”. In queste parole vediamo l’importanza che ha il popolo all’interno del “principato civile”, cioè in quella forma di governo che la storiografia moderna ha definito signoria in cui generalmente una famiglia esercitava il potere. È questo il caso di Faenza? A leggere i fatti del 1477 sembrerebbe di sì. Ma in realtà un altro dato è significativo per sapere qual è stato il ruolo del popolo nell’ascesa della gens manfreda.

Cosa intendiamo quando parliamo di popolo nel Medioevo?

Riportano i nostri cronisti che nel 1313, quando cioè Francesco I Manfredi assunse il potere come capitano, egli si presentò per la difesa del popolo (“pro defensione populi”): i Manfredi, infatti, riprendevano il potere dopo i travagliati anni delle lotte di parte che avevano visto emergere quel terzo potere (il popolo, appunto), oltre ai nobili e alla chiesa, incarnato nell’autorità del podestà. 

Ma cosa intendiamo per popolo? Dobbiamo anzitutto fare una distinzione fra popolo grasso e popolo minuto: il primo era composto da molta parte di quelle figure che ancora oggi vediamo nei cortei del nostro Palio, ovvero grandi possidenti, capi di importanti corporazioni artigiane, in sostanza tutta quella parte della società che “valeva” e contava; il popolo minuto, invece, raccoglieva coloro che più subivano le imposizioni delle imposte, poiché rispetto alle altre classi non potevano vantare privilegi ed esenzioni. 

Il ruolo del popolo minuto diventa allora fondamentale in un governo che poggia sul consenso di questa.

Solo il popolo minuto restò a contrastare il dominio dei Manfredi

Nel secolo e mezzo che separa l’ascesa al potere di Francesco con i fatti del 1477 si assiste, lentamente, allo svuotamento dei vari contropoteri che si potevano opporre alla signoria (il Consiglio degli Anziani diviene un organo meramente rappresentativo, il podestà è quasi sempre chiamato vicino o amico della famiglia Manfredi). Rimanevano, a opporsi, la Chiesa locale e il popolo. Ma nel giro di tre anni tutto cambiò: nel 1468, alla morte di Astorgio II Manfredi, salì al palazzo della Signoria il figlio maggiore Carlo. A lui, secondo disposizioni testamentarie del padre, dovevano succedere in ordine Galeotto e Lancillotto. Per il secondogenito, Federico, era invece segnata un’altra strada: egli infatti era proiettato alla carriera ecclesiastica, tanto che nel 1471 – dopo un primo tentativo sfumato già nel decennio precedente – fu elevato al soglio vescovile.

Questa combinazione particolare aveva portato la famiglia Manfredi al controllo quasi totale della città: solo il popolo, simbolicamente rappresentato nella piazza, restava fuori dal dominio signorile.

La lotta per la successione a Carlo Manfredi: Galeotto vs. Federico

Il 25 settembre 1476, complice una grave malattia di Carlo (le fonti narrano addirittura fosse in fin di vita, e si susseguissero le notizie della sua morte per i paesi vicini), Federico fece venire da Roma il cardinal Francesco Salviati con uno scopo ben preciso, interrompere la disposizione testamentaria che vedeva Galeotto e Lancillotto succedere Carlo e dare l’avvallo papale alla nuova successione: alla morte del Carlo il governo di Faenza sarebbe spettato al figlio di questi, Ottaviano.

Il fatto che di persè mise in allarme le cancellerie dei potentati vicini (Ferrara inviò alcune truppe, come narrano le cronache di quella città, a Lugo pronti ad intervenire in favore dell’asse Carlo-Federico), e fece muovere Galeotto che da Ravenna, si portò vicino a Faenza e il 18 ottobre 1477 riuscì a introdursi nella rocca di Granarolo con un sotterfugio. Riunitosi con Lancilotto, i due proseguirono per Brisighella, dove presero la città ma non la Rocca. Federico, radunate le armi di Carlo, riconquistò palmo per palmo i territori persi nella Vallata, e il 22 ottobre sconfisse i due a Baccagnano e li respinse a Granarolo.

Nel novembre 1477 viene alzato il prezzo del grano: il popolo si ribella

Ma ecco che nelle vicende famigliari si inserì un terzo incomodo. Infatti il 13 novembre 1477 si riunì il consiglio generale per decidere un prezzo calmierato per il grano, poiché raccontano i cronisti vi era stata in quell’anno una grave carestia che ne aveva influenzato negativamente la produzione. Federico in quell’occasione, in nome di Carlo (che rappresentava con il titolo di “luogotenente generale”) non solo non lo abbassò, ma lo portò a 50 soldi la corba. Aveva allora toccato la pancia del suo popolo, l’unico che non riusciva a controllare. Perché alzare il prezzo del grano? Perché la famiglia Manfredi era proprietaria di ben 13 mulini nel faentino e nei paesi direttamente controllati. Alzare il prezzo significava, quindi, maggiori guadagni. 

Questo evento ebbe però un effetto inaspettato, perché la città, il 15 novembre 1477, si ribellò alle vessazioni di Federico. A nulla valsero i tentativi anche della moglie di Carlo, Costanza, per placare la folla: l’alto prelato, rifugiatosi nella rocca, uscì anche da questa e scappò protetto a Lugo. Anche Carlo arretrò in Rocca, mentre da porta Montanara entrava Galeotto. Il cronista Novacula racconta dell’incontro, faccia a faccia, tra Carlo e Galeotto, avvenuto presso la Rocca. E Galeotto così si rivolgeva al proprio fratello:

Carisime mio fratelle, l’è stato al to popule che ce m’a menato per li vostre gram disordine che ti e Fedrico i avite fate continuvamenti: ma uno ricorde te voie dare, che in queste loco non sone venute per volerete fare male alcune, ance più preste sono venute per non volere più andare stentande per lo monde. Sichè, care fratelle, atende pure a guarire; siande tu prime de natività a ti toca el dominio, eciam ancora per esere inovate da Paule 2 pontifice; e per hogne rasone a ti toca dita signoria.

La vittoria di Galetto Manfredi

Dopo che pure i rinforzi inviati in soccorso a Carlo si fermarono a Meldola, Carlo dovette arrendersi e lasciare la città al fratello Galeotto.

Questo evento fa allora capire quanto, nel medioevo, era forte il potere del popolo. E’ uno di quelli eventi che si legano nel lungo novero delle rivolte popolari, la cui espressione più famosa è senz’altro il tumulto dei Ciompi (1378). Si potrebbe dunque ragionare circa le analogie tra quell’evento, di oltre un secolo prima, e questa rivolta “del pane” faentina.

L’aspetto allora rilevante e non secondario è comprendere l’importanza che il popolo ha nella vicenda politica dell’epoca, e ciò vale come monito e insegnamento anche per i nostri tempi.

Mattia Randi

Immagine di copertina: Tumulto dei Ciompi

Partono le prove del Palio del Niballo: date e orari

cavalieri giostra

Appena archiviata la 23^ edizione della Bigorda d’Oro, con il successo del rione Giallo che ha bissato la vittoria dello scorso anno al termine di una giostra emozionante e conclusasi dopo una lunga tornata di spareggi, è ora già tempo di Niballo. Questa sera – lunedì 10 giugno – allo stadio Bruno Neri, dalle ore 18.30 alle 21.00, iniziano, infatti, le prove libere dei cinque cavalieri che correranno, domenica 23 giugno, la 63^ giostra del Niballo – Palio di Faenza.

Mercoledì 12 giugno le prove ufficiali del Palio del Niballo

Dopo questa prima serata di prove, mercoledì 12 giugno, con inizio alle ore 19.30, si terranno invece le prove ufficiali, mentre l’ultima tornata di prove libere è programmata venerdì 14 giugno, sempre dalle 18.30 alle 21.00.
In caso di maltempo e conseguente rinvio di una o due di queste serate, le prove saranno eventualmente recuperate lunedì 17 e martedì 18 giugno.

Nel weekend le gare delle bandiere

Nel prossimo week end, in piazza del Popolo, sono inoltre programmate le tradizionali gare degli alfieri bandieranti e musici. Sabato 15 giugno, alle ore 20.30, le gare del singolo, della piccola squadra, della grande squadra e musici, mentre domenica 16, con inizio alle ore 21.00, sono previsti il giuramento dei cavalieri che correranno la giostra del 23 giugno e la gara delle bandiere nella specialità della coppia.

In caso di maltempo, sabato 15 ci si sposta a Lugo, domenica 16 a Castel Bolognese

In caso di maltempo le gare di sabato si svolgeranno nel Pala Banca di Romagna, a Lugo, mentre quelle di domenica – la coppia – nel palazzetto dello sport di Castel Bolognese, negli stessi orari previsti dal programma della manifestazione.

Il giuramento dei cavalieri sarebbe invece rinviato a domenica 23 giugno, alle ore 16.15, sempre in piazza del Popolo, prima della partenza del corteo storico del Palio del Niballo.