Ai giovani e giovanissimi del Rione Rosso il premio al miglior gruppo del corteo

Un viaggio nella storia nella quale anche i più piccoli possono essere protagonisti. Nel corso della 22^ edizione dalla Bigorda d’Oro, disputata sabato 9 giugno allo stadio Bruno Neri di Faenza, la Deputazione del Palio, composta da Pietro Lenzini, Giuliano Vitali e Franca Pozzi, ha attribuito il premio al miglior gruppo giovani, giovanissimi al Rione Rosso per la migliore coreografia, per la pertinenza dei costumi e per la naturalezza con cui i giovani hannoo rappresentato la dimensione dell’epoca. I piccoli figuranti del rione di Porta Imolese si sono così distinti in veste rinascimentale.

La rievocazione storica faentina prevede che i cortei storici dei cinque Rioni di Faenza e del Gruppo Municipale partano da piazza del Popolo alle ore 19, sfilando poi lungo le vie della città per raggiungere poi lo stadio, dopo poi viene disputata la giostra della Bigorda. E’ la terza volta che il Rione Rosso conquista questo premio, l’ultima volta nel 2014. Ai giovani e giovanissimi del Rione Rosso va in premio per la loro sfilata un piatto in ceramica realizzato dall’artista Luciano Sangiorgi e dolci offerti dal Sindacato Panificatori Ascom.

Tutto pronto per la Bigorda: chi sarà il vincitore?

Cresce l’attesa per la 21^ edizione della Bigorda d’Oro che si disputerà sabato 10 giugno, in notturna, allo Stadio Bruno Neri. Nei rioni proseguono come da tradizione le iniziative e gli incontri culturali e gastronomici collaterali all’evento, ma la vera domanda che si pongono tutti è: chi si aggiudicherà l’ambita Bigorda d’Oro? I pronostici sono come sempre difficili da azzardare, anche se le prove di questi giorni hanno messo in particolare evidenza il cavaliere del Rione Giallo Manuel Timoncini, che dovrebbe avere nel cavaliere del Rione Rosso Matteo Gianelli, l’avversario più temibile. Ma i possibili outsider Roberto Balducci (Borgo Durbecco), Alberto Liverani (Rione Nero) e Nicolas Billi (Rione Verde) non staranno certo a guardare.

 

Bigorda d’oro: il programma del 10 giugno

Ad aprire le celebrazioni della Bigorda d’Oro sarà come di consueto il corteo storico, che si ritroverà in Piazza del Popolo alle 19. Ad animare il corteo saranno i figuranti in costume del gruppo municipale e dei cinque rioni faentini, per un totale di circa 300 persone. Alle 19.30 il corteo si muoverà dalla piazza per raggiungere, percorrendo corso Mazzini fino allo Stadio Bruno Neri, campo di gara della competizione. Il corteo storico farà poi il suo ingresso allo stadio alle 20.30 circa, con i figuranti del gruppo municipale davanti a quelli dei cinque rioni, che saranno disposti in base al piazzamento della Bigorda dell’anno precedente. Il primo rione a entrare nello stadio sarà pertanto il Nero, vincitore della Bigorda d’Oro 2016. Dopo una breve esibizione degli sbandieratori – che avverrà davanti agli spalti dei rispettivi tifosi – saranno espletate le rituali operazioni pre gara, fra le quali la scelta della lancia da parte dei cinque cavalieri che correranno il palio.

La Giostra

Alle ore 21.30 circa prenderà il via la giostra, che si corre con la stessa formula del Palio del Niballo: cinque serie da quattro tornate ciascuna, in cui ogni rione sfida consecutivamente gli altri quattro secondo la classifica dell’anno precedente. Per coloro che non potranno essere presenti allo Stadio B. Neri, la giostra si potrà assistere in diretta streaming sul sito internet www.paliodifaenza.it. o su Radio Rcb, mentre Teleromagna la trasmetterà in differita lunedì 12 giugno, alle ore 21.15, sul canale 14. In caso di maltempo, la Bigorda d’Oro sarà rinviata a domenica 11 giugno, sempre con gli stessi orari.

Le dame e i cavalieri della Bigorda 2017

Dame e Cavalieri, da sempre un connubio che ci traghetta nel passato medievale e rinascimentale. Vediamo chi saranno le Dame di questa Bigorda d’Oro 2017. Borgo Durbecco: Alice Zaccarini; Rione Giallo: Gloria Montevecchi; Rione Nero: Priscilla Visani; Rione Rosso: Valentina Matulli; Rione Verde: Martina Pini.

Informazioni logistiche

I biglietti della giostra saranno acquistabili in prevendita venerdì 9 giugno presso il botteghino del Teatro Masini dalle 17.30 alle 19.30, e sabato 10 giugno alle biglietterie dello stadio, aperte dalle ore 10.00 alle 12.00 e il pomeriggio dalle 16.30. Al fine di garantire il passaggio del corteo storico della giostra, la viabilità in città subirà alcune modifiche: sabato 10 giugno, dalle ore 14.00 alle 24, saranno vietate la circolazione e la sosta di tutti i veicoli in piazza del Popolo, corso Mazzini, via Oberdan (da via Medaglie d’Oro fino a via Giovanni XXIII), piazzale Pancrazi (prima fila dei box auto lato stadio fino al palasport) e via Medaglie d’Oro (da corso Mazzini fino a via Cantinelli).

Vivandiere e Priori della Confraternita della Croce: le nuove figure del rione Nero

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Davanti a un folto gruppo di giornalisti, rionali e semplici appassionati, durante la conferenza stampa riguardo all’edizione 2017 del Palio del Niballo, il Rione Nero ha presentato due nuove figure del corteo storico: le vivandiere e i priori della Confraternita della Croce. Continua così il rinnovamento dei costumi della sfilata storica, volto a dare maggiore risalto alle peculiarità del proprio rione. Dopo la presentazione delle figure che il rione di porta Ravegnana metterà nella sfilata del Palio del Niballo 2017, analizziamo dal punto di vista storico questi personaggi.

Le vivandiere

Addetto a “condurre la compara e mantenere l’ordine” è il rotellino (come previsto esplicitamente dal regolamento organizzativo), figura introdotta nel 1988 sul modello del palio di Siena. Da alcuni anni a questa parte si è però avvertita la necessità di introdurre non solo una figura maschile, ma anche una femminile con i medesimi compiti e doveri. Il primo fu il Rione Verde, che nel 2007 presentò la proposta di creare un nuovo costume, coniugando la necessità di dare da bere ai figuranti con boccali e bicchieri di ceramica, anziché in plastica, lungo il corteo. Seguì nel 2011 il Gruppo Municipale. La figura della vivandiera infatti, sebbene non prevista dal regolamento, stando alle disposizioni del maestro di campo ha i medesimi doveri del rotellino, diventando così una figura addetta al controllo dell’ordine del proprio gruppo storico. Ma facciamo un passo indietro, per capire meglio la scelta storica di queste figure.

Il termine compare, nel lessico militare, solo alla fine del Settecento: con la spinta rivoluzionaria francese anche le donne erano chiamate a compiti ausiliari alle armate, poiché tutti gli uomini dovevano imbracciare un moschetto per respingere, a partire dal 1792, la Prima Coalizione. Diversamente, durante il medioevo gli eserciti si muovevano razziando i viveri nei luoghi dove si spostavano, a scapito degli sfortunati contadini del posto.

Tuttavia la necessità di dare maggiore risalto al ruolo della donna all’interno del corteo spinge oggi anche il Rione Nero a dotarsi di questa importante figura. Non è tanto una divisione “di genere”, ma la volontà di arricchire una passeggiata storica con costumi che diano risalto ai ruoli e che siano a loro volta evidenziati dal portamento – ovviamente differente – di un uomo o di una donna.

I priori della Confraternita della Croce

Chi ha ricostruito le vicende dell’Inquisizione faentina ha descritto, assieme al funzionamento del tribunale, tutto quanto stava attorno al “sistema inquisitorio”. A Faenza la prima sede di questo strumento di controllo delle anime fu la chiesa ed il convento di San Francesco: non stupisce infatti che gli ordini mendicanti, come i francescani e soprattutto i domenicani, si fossero fatti portatori di una nuova religiosità, fondata anche sulla repressione delle forme di eterodossia.

Accanto a questi conventi sorsero, in tutta Italia, confraternite e congregazioni laicali, addetti non solo all’ammonimento delle anime in odore di eresia, ma anche vero e proprio braccio armato degli inquisitori, pronti ad intervenire per stroncare chi non si fosse uniformato. È quanto afferma Francesco Lanzoni nel suo classico testo “la Controriforma a Faenza” del 1925, specificando che dal 1475 operava a Faenza una società o congregazione di Santa Croce. Tuttavia l’identità di questa congregazione resta per la città avvolta nel mistero, poiché la sua documentazione durante il periodo manfredo non è pervenuta. Possiamo però azzardare qualche considerazione.

Sappiamo infatti che Faenza, fin dal Duecento, fu un importante centro ereticale: Armanno Pungilupo, cataro ferrarese, racconta di un suo soggiorno a Rimini dove conobbe una donna di Faenza, Mirabella, anch’essa contagiata dalla nuova religione dualistica. Come successe poi per la diffusione del Protestantesimo a Faenza, è facile intuire come proprio la vicinanza ad una delle più grosse realtà catare (la chiesa di Bagnolo San Vito in provincia di Mantova) avesse fatto molti seguaci tra i Faentini. Ma non è tutto.

Erano anche molto diffuse pratiche “stregonesche” volte a propiziare – o a maledire – i propri nemici in tutti gli ambiti della vita. L’uso infatti di filtri o amuleti giunge sino ai giorni nostri, anche se per la città di Faenza è documentato un caso unico di un inquisito per stregoneria. Non una donna – come si potrebbe pensare – ma un uomo, o meglio un sacerdote. Don Domenico Tonini da Limisano (località presso Rocca San Casciano), che svolgeva il proprio ministero in Riolo Terme, fu infatti condotto davanti all’inquisitore generale a Faenza nel giugno del 1526, con l’accusa di fare “filtri” e pratiche stregonesche.

Lo accompagnano altri due inquisiti, Rosso da Brunoro, barbiere, e Filippo Calligari, notaio: questi poterono tornare alle loro case, mentre per don Domenico la condanna fu quella di essere murato vivo dentro la propria casa, e alla sua morte i beni, incamerati dall’Inquisizione, vennero alienati.

Purtroppo non abbiamo tracce di processi precedenti a questa data, ma facciamo attenzione: non si deve pensare che la mancanza di fonti sia sintomatica di una mancanza di eretici. Al contrario, si è calcolato che durante il periodo successivo alla riforma protestante (siamo poco dopo la fine della signoria manfreda) l’1% della popolazione faentina fosse stata sentita dall’inquisitore. Ovviamente questi fenomeni hanno una lenta maturazione, e nascono da più cause tra cui, un sedimentato senso di insofferenza verso la religione cattolica e la ricerca di pratiche alternative.

Fare rivivere dentro al corteo le figure dei priori della Compagnia della Croce significa non solo ricordare una lunga fase di eterodossia, ma dare corpo ad uno degli elementi più significativi della storia medievale e moderna, l’inquisizione.

 

Mattia Randi

per le immagini si ringrazia Giò foto